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La strage di Loreto (con puntata di “Amore Criminale”)

Posted on the ottobre 28th, 2012 under DIRITTO,OMICIDI,PSICOLOGIA by Davide Ronca

 

Articolo del 28/7/2010

Silvana Mannino, 30 anni, una delle due vittime della sparatoria di Loreto, condivideva un appartamento di via De Gasperi 26, in località Grotte, con la sorella Vincenza, 28 anni, rimasta ferita. L’altra donna uccisa nella mattanza è la loro madre, Rita Pulvirenti. Una strage, probabilmente a sfondo passionale, avvenuta sotto gli occhi dei figli di Vincenza Mannino, di 3 e 7 anni, che si erano nascosti sotto il letto e che da lì hanno assistito all’uccisione di zia e nonna e al ferimento della madre.

A fare fuoco, con una pistola calibro 22 l’ex fidanzato di Vincenza, Claudio Alberto Sopranzi, 59 anni, un siciliano residente a Sirolo (Ancona). Dopo il delitto, l’uomo si è allontanato a bordo di una bicicletta, che è stata ritrovata dagli investigatori poco distante. Dopo un tentativo di fuga durato poche ore, l’uomo si è consegnto alle forze dell’ordine.

Stando a quanto si è appreso, Sopranzi aveva avuto una relazione sentimentale con la giovane sopravvissuta, Vincenza Mannino, e non accettava che fosse finita. Cosi’, avrebbe cercato la vendetta sparando contro di lei e i suoi familiari.

La tragedia si è consumata in un ambiente di immigrati di origine siciliana, da tempo residenti nelle Marche come operai.

Silvana Mannino era separata dal marito, Graziano Strano, rimasto in Sicilia, e madre di due ragazzi, Gaetano, 14 anni, e Salvatore, di solo un anno e mezzo. Le testimonianze sono discordanti, ma sembra che almeno uno dei due minori fosse in casa al momento della sparatoria. Le Mannino, e la loro madre Rita, condividevano una villetta rossa a due piani, in un blocco di villette a schiera nuove in frazione Grotte, quasi al confine fra Loreto e Porto Recanati.

Alcuni vicini hanno raccontato ai giornalisti che in quella casa si sentiva spesso litigare (“prima o poi si ammazzano” commentava qualcuno) ma non è chiaro se Sopranzi, che vari condomini dicono di non conoscere, abbia vissuto anche lui fra quelle mura, o semplicemente andasse a trovare la fidanzata, ormai ex.

Fonte: Sky (con video)


Il giudice di primo grado riconosce l’aggravante della premeditazione e condanna Claudio Alberto Sopranzi all’ergastolo, in secondo grado la pena viene ridotta a 30 anni.

Puntata di “Amore Criminale” del 7/4/2012

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